Quelle serre in fuga da Milano

Bellusco – <<Siamo arrivati qua 30 anni fa. Eravamo disperati: non trovavamo la terra dove fare la casa: Milano là avanzava e non c’erano più terreni agricoli>>. Sembra una strofa della Via Cluck di Adriano Celentano, la storia di Roberto Longoni, floricoltore di Brugherio (MB), classe 1946. Mentre racconta, si guarda intorno: in cima alla collinetta che sormonta le sue serre c’è la villetta trifamiliare, che ha costruito quando arrivò qui, a Bellusco, negli anni ’80. Oggi anche i suoi figli Ambrogio, classe 1970, e Carolina, 42enne, lavorano con lui. E in casa, con la signora Pierangela, ci sono quattro nipotini che giocano. <<La Pierangela quando venimmo su piangeva>>, racconta oggi Longoni, <<perché qui allora c’erano campi e basta e venimmo a vederli anche in un giorno grigio. Oggi>>, sorride, <<non vorrebbe nemmeno andare in vacanza>>.

In effetti a due passi dalla “strada provinciale 2”, in un avvallamento della grande pianura che separa il Monzese dalla Bergamasca, i Longoni hanno incastonato un gioiellino di azienda che affonda le radici nelle coltivazioni di fiori fatte nei campi di Brugherio, sulle orme del padre. Allora, negli anni ’60, i Longoni vivevano alla Guzzina, una grande cascina con una quarantina di altre famiglie: una tipica struttura della campagna lombarda, di quelle con l’aia e le stalle davanti. <<Per arrivare nei campi, dove coltivavamo gladioli, astri, dalie e crisantemi, e poi nella prima serra, ci voleva una decina di minuti a piedi>>, racconta.

Negli uffici, che oggi sono il regno di Carolina, che s’è licenziata anni fa dallo studio medico in cui lavorava come segretaria, sopravvive qualche polaroid degli anni ’70, ingiallita dal tempo, in cui si vedono i piccoli Longoni aggirarsi fra i campi coloriti dalle fioriture primaverili.

Allora si fornivano gli ambulanti, la cosiddetta tentata vendita. Quando il capoluogo cominciò a lambire anche i campi brugheriesi,  la decisione di portare tutto più a nord: appena 16 chilometri, nel Vimercatese, oltre l’autostrada, dove la campagna resisteva. Quindi l’acquisto dell’appezzamento. <<Tante cambiali del Credito Fondiario>>, ci ride sopra il floricoltore.

Alla floricoltura Longoni la crisi s’è sentita, ma l’essere alle porte della grande Milano ha aiutato perché il lavoro non è mai mancato: l’azienda fa due raccolti all’anno e fornisce grossisti e qualche fiorista. <<Semmai>>, ammette Longoni, <<si fa un pò più di fatica ad essere pagati>>.

Il figlio Ambrogio passa col muletto: <<Ha studiato a Minoprio>>, racconta fiero il padre, <<ha sempre voluto fare questo mestiere>>.

Il segreto dei Longoni sta nell’essere azienda familiare e nella modernizzazione delle strutture: oltre alla centrale a biomasse, a Bellusco si sono dotati di un impianto fotovoltaico, installato sull’avanserra, che gli ha permesso di abbattere la bolletta elettrica notevolmente,, <<ma se l’avessi fatto cinque anni fa, sarebbe stato meglio>>, dice il floricoltore che ha anche attrezzato le serre di un impianti di fertirrigazione e di irrigazione a flusso e riflusso: allaga con pochi centimetri d’acqua i grandi bancali che ospitano i suoi vasi di viole, begonie, primule, petunie, portulache e gerani. In questo modo, oltre a risparmiare sui tempi e a bagnare e fertilizzare in maniera uniforme, ricicla l’acqua in grande misura: <<Uso 12 metri cubi d’acqua>>, spiega, <<ma recuperandone 10>>.

In una zona pittosto ricca di floricoltori, Longoni è il primo a dotarsi di una centrale a biomasse e qualche collega già comincia a chiedere come si trova.

Certo il mestiere è diventato sempre più difficile: <<A volte il mercato non risponde>>, sottolinea, <<tempo fa facevo gerbere bellissime, ma non le comprava nessuno>> e i margini si sono ridotti. Ma guardando i suoi vasi disposti con metodo sui bancali, perfettamente allineati come la corte dell’Imperatore nella Città proibita, ammette che il suo <<è il mestiere più bello del mondo>>.

da “Il Floricoltore” – Giampaolo Cerri